
La mostra è dedicata alla produzione giovanile di Picasso, Miró e Dalí, artisti che hanno avuto un ruolo decisivo per gli esordi dell’arte moderna. La mostra si concentra sul periodo precubista di Picasso (1900-1905), mentre le opere di Juan Miró del 1915-1920 sono presentate insieme a quelle di Salvador Dalí del 1920-1925, per mostrare come entrambi dipingessero nel periodo precedente al Surrealismo.
Ciascun artista sarà rappresentato da 25-30 capolavori scelti per illustrare alcuni aspetti della loro arte giovanile: opere che raramente sono presenti in cataloghi e mostre.
La prima produzione di Picasso, per esempio è spesso influenzata dalle sue forti convinzioni politiche: nella Madrid del 1901 l’artista fondò insieme all’amico anarchico Francisco de Asís Soler la rivista «Arte Joven», di cui vennero pubblicati solo cinque numeri. Picasso illustrò il giornale con immagini spesso spietate, nelle quali solidarizzava con le condizioni del proletariato.
Anche Miró riteneva l’arte uno strumento politico e il suo ben noto assassinio della pittura nasce dal disprezzo per qualsiasi forma di arte borghese, specialmente nel momento in cui viene utilizzata per promuovere un’identità culturale delle classi dominanti.
Soprattutto Miró vedeva il cubismo in quest’ottica, e la sua citazione «Distruggerò le loro chitarre» si riferisce ai primi dipinti cubisti di Picasso e Braque. Assai più giovane di Picasso e Miró, Dalí fu espulso dall’Accademia nel 1926, appena prima degli esami finali, per aver dichiarato che nessuno nella facoltà era sufficientemente competente per esaminarlo.
Effettivamente la padronanza delle tecniche pittoriche è ben documentata dalla sua produzione giovanile, come la Ragazza alla finestra del 1926, impeccabilmente realistica. Quello stesso anno Dalí si recò per la prima volta a Parigi dove incontrò Picasso, che di lui aveva già sentito parlare da Miró.

